Come capire che si è in depressione

Come capire che si è  in depressione in gravidanza

 
Ecco tutti i sintomi:
  • Tristezza, preoccupazioni e ansia prevalgono sulla gioia per la gravidanza e la prospettiva della maternità

  • Umore depresso per la maggior parte del giorno (sentirsi triste o vuota o essere vista sempre lamentosa dagli altri)

  • Marcata diminuzione di interesse o piacere per tutte o quasi tutte le attività

  • L’idea di portare un’altra vita dentro di sè è angosciante o il bambino in pancia è vissuto come un corpo estraneo

  • Presenza di veri e propri attacchi di panico (intensa paura o disagio con sensazione di morire, di sofocare, tachicardia o dolore al petto, sudorazione, tremori, paura di perdere il controllo  o impazzire, sensazione di instabilità)

  • Perdita dell’appetito non dovuta alle nausee gravidiche o al contrario comparsa di iperfagia (mangiare troppo in modo nervoso)

  • Pensieri ricorrenti di morte, idee suicide

  • Insonnia persistente o ipersonnia (soprattutto oltre il terzo mese)

  • Mancanza di energia quasi ogni giorno che va oltre la normale stanchezza

  • Sentimenti di autosvalutazione o di colpa eccessivi e inappropriati quasi ogni giorno

(estratto dal sito http://www.mammeacrobate.com/essere-tristi-in-gravidanza-depressione-o-malessere-fisiologico/)

La buona notizia è che anche in gravidanza ci sono farmaci totalmente compatibili con cui si può combattere senza che il tono dell'umore degeneri in modo critico. Inoltre se si è già in cura non è necessario sospenderla ma solo in caso modificarla.

Tra i fattori di rischio: 

  • aver già sofferto di disturbi depressivi e/o ansiosi e avere familiarità per i disturbi dell’umore

  • una situazione socio-familiare ed economica difficoltosa

  • una storia familiare affettivamente problematica

  • presenza di problemi nella coppia e poco supporto da parte del partner (o assenza di un partner)

  •  gravidanza non desiderata

  • esperienze precedenti di aborti

  • abuso di alcool/sostanze

 

Nel caso in cui si stia vivendo una depressione di questo secondo tipo e si pensi di rientrare tra i soggetti a rischio è opportuno e importante rivolgersi ad uno specialista in tempo, sia per vivere più serenamente la gravidanza stessa sia per arrivare più “preparate” al momento del parto sia soprattutto per vivere poi meglio la relazione con il neonato! Chi soffre di depressione in gravidanza è a rischio di continuare ad essere depressa anche post-partum.

E’ importante che anche i familiari,  gli amici e possibilmente il personale che si occupa dei corsi di preparazione alla nascita siano pronti a cogliere i possibili segnali di disagio e ad aiutare la donna a farsi aiutare tempestivamente.

Per saperne di più contattare : TELEFONO ROSSO  (06.3050077) è lo speciale servizio telefonico gratuito dedicato alle future e neo mamme, attivo presso l’Istituto di Ginecologia e Ostetricia dell’Università Cattolica di Roma, con il sostegno della Regione Lazio, che offre informazioni e chiarimenti “a domicilio” per la prevenzione dei difetti congeniti del neonato e una valutazione dei rischi teratogeni (fattori che possono causare malformazioni dell’embrione), quali quelli derivanti dall’assunzione di farmaci in gravidanza.

Il servizio (al costo della sola telefonata) è attivo dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle 13.00 e dalle ore 14.00 alle 16.00 ed esegue attualmente circa 5000 consulenze telefoniche all’anno.

Il Telefono Rosso fornisce consulenze mediche in fase preconcezionale, in gravidanza o durante l’allattamento a chiunque ne faccia richiesta; è rivolto alle coppie che desiderino avere un figlio o alle donne nelle prime fasi della gravidanza ma anche a medici di base, farmacisti, e altri operatori sociosanitari.

La consulenza viene effettuata da medici specializzati in ostetricia e ginecologia con particolari competenze nel campo della medicina prenatale, delle gravidanze a rischio e della teratologia clinica.

Come capire che si soffre di Baby Blues nel Post Partum

May 25, 2017

Baby blues: 8 rimedi per affrontarlo senza paura.

Circa il 90% delle neomamme si trova ad affrontare questo disagio passeggero. Cos'è e cosa puoi fare per stare meglio.

La "tristezza del terzo giorno" capita a moltissime neomamme. L'importante è non confonderlo con la ben più grave depressione post partum (che si manifesta ad almeno un mese dal parto) e cercare di vivere questo momento il più serenamente possibile. Ecco alcuni suggerimenti che ti aiuteranno ad affrontare questa tristezza passeggera.

Abbiamo chiesto alla dottoressa ostetrica Silvia Bianchi cosa si intende per baby blues: "È un fenomeno abbastanza diffuso che si manifesta nel post parto, caratterizzato da una forte labilità emotiva, imputabile al crollo degli ormoni del periodo della gravidanza. Spesso le neomamme si sentono tristi, piangono per eventi che fino a qualche tempo prima erano perfettamente normali, si sentono sobbarcate da una grossa responsabilità. Ma è una condizione passeggera che (se si manifesta) si presenta durante la prima settimana del post parto e continua per circa 10/15 giorni. È importante che ogni mamma venga supportata durante questo periodo, che non si sminuiscano i suoi disagi e che possa trovare aiuto e ascolto."

Come capire che si è in Depressione Post Partum

May 25, 2017

Come capire che si è in Depressione Post Partum

 

Perché questa tristezza? Baby blues, depressione e psicosi post parto

Dopo il parto, molte neomamme attraversano un momento di tristezza - si parla di baby blues - o vanno incontro a forme depressive che possono avere vari livelli di gravità, da forme più lievi alla grave psicosi post parto. Vediamo di cosa si tratta esattamente.

Può succedere, dopo il parto, di sentirsi tristi, un po' giù: probabilmente è il baby blues, una lieve forma di tristezza, temporanea e considerata non patologica. Altre volte, questa tristezza può diventare sempre più intensa e duratura. Si parla allora di depressione post parto vera e propria, che può manifestarsi a vari livelli di gravità fino ad arrivare alla psicosi post parto, la forma più grave.

 

Vediamo quali sono sintomi, cause e cure per queste tre diverse forme.

 

Baby blues o maternity blues: una lieve malinconia
Con le espressioni baby blues o maternity blues, coniate dal pediatra e psicoanalista inglese Donald Winnicott, si indica una condizione di disagio interiore della neomamma: un lieve e transitorio disturbo emozionale in genere senza conseguenze psicologiche a lungo termine.


La percentuale di donne colpite è molto elevata e va dal 50 all'90%, quindi più di una su due. Tra queste, una su cinque potrà sviluppare anche depressione post parto.

I sintomi Umore instabile e ipersensibile, facile tendenza al pianto, stanchezza, tristezza, ansia, perdita di concentrazione che può dare la sensazione di una certa confusione mentale. In alcune donne, specialmente al primo figlio, è presente una sopravvalutazione delle difficoltà relative all'allattamento.

 

Insorgenza e durata Il baby blues è un problema di natura transitoria, si verifica in genere nei primi giorni dopo il parto, e comunque entro la prima settimana e si protrae per 30 giorni.

 

Le cause Sono diverse, anche se probabilmente la parte del leone è giocata dalla brusca caduta dei livelli di ormoni - estrogeni e progesterone - che avviene dopo il parto. Concorrono però anche lo stress psico-fisico causato dal travaglio e dal parto, il fatto di trovarsi in una situazione completamente nuova, che può creare una certa ansia rispetto all'aumento delle responsabilità, eventuali contrasti con il compagno e i familiari.

 

Come si cura :Trattandosi di un disturbo di breve durata e tendenzialmente senza conseguenze non è previsto un intervento medico o psichiatrico. Tuttavia è importante un adeguato sostegno alla mamma, alla quale il partner e i familiari dovrebbero far sentire tutta la loro calda vicinanza emotiva. Se già in ospedale viene riconosciuto il baby blues, potrebbe essere utile programmare un controllo a distanza di un mese, per valutare l'andamento dei sintomi. Nella grande maggioranza dei casi dovrebbero essere scomparsi, ma se fossero ancora presenti la situazione va analizzata meglio per capire se possa trattarsi di depressione post parto vera e propria.

Depressione post parto o post partum: quando la situazione diventa più seria.
Ne soffre circa il 10-15% delle neomamme (e dei neo papà) e si tratta di una patologia vera e propria che, se trascurata, tende a divenire cronica.

 

I sintomi 

Alcuni sintomi sono comuni a tutte le forme depressive: irritabilità, ansia e preoccupazione eccessiva, umore abbattuto, disturbi del sonno (per esempio insonnia) o dell'appetito (inappetenza o appetito smisurato), disturbi fisici come dolori e debolezza muscolare, mancanza di fiducia in sé stesse, perdita di interesse o di piacere nel fare le cose, difficoltà di attenzione, concentrazione e memorizzazione.

 

Altri sintomi, invece, sono legati in modo specifico alla condizione di maternità: mancanza di emozioni o sensazione di fastidio nei confronti del bambino, che viene spesso sentito come un peso, sensazione di inadeguatezza nella cura del piccolo, fino all'avversione nei suoi confronti e alla paura di restare sola con lui.

 

Insorgenza e durata La depressione post parto solitamente si affaccia durante la 3° o 4° settimana dopo il parto e arriva ad evidenziarsi come problema effettivo dopo 3 o 6 mesi dalla sua comparsa prolungandosi, a volte, per oltre un anno.

 

Le cause 

Sebbene le cause non siano ancora del tutto chiare, sappiamo che sono coinvolti vari tipi di fattori: ormonali, fisici, come la stanchezza causata dai nuovi ritmi imposti dal bambino, psicologici (personalità con bassa autostima o perfezionista), sociali (mancanza di aiuto e sostegno) e cognitivi, per esempio il fatto di coltivare aspettative irrealistiche sull'essere madre o sul bambino. 

 

Tra i principali fattori di rischio per la depressione post parto ci sono il fatto di averne sofferto dopo gravidanze precedenti o di aver sofferto in passato di ansia o depressione, la familiarità per disturbi psichiatrici; lutti o situazioni molto stressanti, precarietà economica. Alcuni studi suggeriscono che un parto traumatico possa influenzare il rischio di depressione post parto, ma non c'è ancora consenso definitivo su questo aspetto.

 

Come si cura 

A seconda della gravità potranno essere proposte varie soluzioni terapeutiche. A volte può bastare qualche colloquio con uno specialista, psichiatra o psicologo, per mettere in chiaro alcuni aspetti e dissipare alcuni dubbi, facendo capire alla donna che quello che passa non è una colpa o qualcosa di cui vergognarsi. Altre volte servirà una psicoterapia più strutturata, per esempio di tipo cognitivo comportamentale. Altre volte ancora, saranno prescritti dei farmaci specifici, magari in associazione alla psicoterapia.

 

Niente paura: ci sono formulazioni di farmaci antidepressivi e ansiolitici che possono essere assunti tranquillamente anche durante l'allattamento.

L'importanza del dialogo
Una volta crollate le aspettative di vivere serenamente la maternità, mostri la tendenza a chiuderti in te stessa rifiutandoti di ammettere ogni tua debolezza e limite. Nonostante la forte sensazione di disagio interiore continui imperterrita a dire che va tutto bene, persino con un sorriso sulle labbra a voler esorcizzare il tuo malessere. Purtroppo ciò non è sufficiente a risolvere il problema. Un tale atteggiamento è fonte di squilibrio nella tua sfera emotiva e inevitabilmente influenza in modo negativo la crescita di tuo figlio. Perciò non avere alcun timore di parlare con qualcuno. Ricordati che il dialogo è una soluzione efficace per contrastare la depressione post parto.

E quindi: dialoga con il tuo partner, confessagli serenamente le tue ansie e paure ricordandoti che si è in due a crescere un figlio; condividi l’esperienza della maternità con amiche o parenti.

È scientificamente provato che il dialogo rappresenta una strategia molto efficace per ridurre il rischio di depressione post parto: uno studio pubblicato sul British Medical Journal nel 2009, per esempio, ha mostrato l'utilità in questo senso di un semplice intervento di sostegno telefonico "da mamma a mamma". I ricercatori hanno suddiviso circa 700 donne potenzialmente a rischio di depressione post parto in due gruppi: alcune hanno ricevuto l'assistenza post parto di prassi, mentre altre sono state supportate da un supporto telefonico da parte di mamme che avevano avuto la depressione post parto ed erano riuscite a superarla. I risultati dell’analisi hanno registrato che le donne che hanno avuto la possibilità di parlare al telefono hanno mostrato una diminuzione significativa del rischio di depressione post parto rispetto a quelle seguite con l’assistenza classica.

 

Psicosi port parto o puerperale: i casi più gravi, per fortuna molto rari
È la forma più grave di depressione post parto anche in termini di potenziale pericolo per la mamma e il bambino, perché può essere correlata con il rischio di suicidio e di infanticidio. Per questo è considerata una vera emergenza psichiatrica. Colpisce una o due donne ogni 1000 parti.

 

I sintomi Agitazione, irrequietezza, comportamento disorganizzato, insonnia resistente, fluttuazioni dell'umore da depressione a euforia, allucinazioni che coinvolgono in particolare i sensi della vista e dell'udito (la mamma può sentire voci che le ordinano come comportarsi o ne denigrano il comportamento), preoccupazioni eccessive e irrazionali rispetto al bambino, deliri, che possono riguardare in modo specifico il bambino, con la convinzione che sia malato o abbia poteri speciali.

 

Insorgenza e durata

Di solito la psicosi post parto si manifesta in modo rapido e improvviso tra  le 48 ore e le 2-3 settimane dopo il parto, ma può verificarsi fino alle 12 settimane dopo. Quanto alla durata, dipende dal soggetto e dal tipo di cure mediche adottate.

 

Le cause 

Sono al momento ancora sconosciute. Cerca metà delle donne colpite ha manifestato sintomi psicotici anche prima del parto (in gravidanza o prima ancora) e ha familiarità per malattie psichiatriche. In circa la metà dei casi, però, si manifesta senza che ci siano state avvisaglie precedenti di malessere emotivo.

 

Come si cura 

Sintomi che suggeriscano la presenza di un disturbo psicotico del post parto devono essere indagati con attenzione e il prima possibile da uno specialista psichiatra, in modo che, al bisogno, si possano mettere in atto tempestivamente le cure del caso, che sono principalmente farmacologiche. Trattandosi di una patologia molto grave, spesso è indispensabile il ricovero in un ambiente protetto.

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